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L'occupazione riparte, ma i problemi restano

L'occupazione ritorna a crescere e viene spontaneo chiedersi perché. Due i motivi: innovazioni e sgravi contributivi.

Gli sgravi della legge di Stabilità sono la prima causa della ripresa. Le aziende assumono quando hanno incentivi a farlo, non assumono quando questi mancano. Segno che in Italia le tasse sul lavoro sono troppo alte e che per far partire l'economia, sono una zavorra di troppo. Un articolo per approfondire.

I rimedi per abbattere il costo del lavoro, tuttavia, non mancano. Il contratto di apprendistato, ad esempio, permette di ridurre sensibilmente il peso contributivo di INPS ed INAIL, abbattendo anche i costi diretti di retribuzione, come riporta questa sintesi. L'apprendistato, ora, è accessibile anche a lavoratori disoccupati di tutte le età. Dall'altra parte, i voucher, sempre molto economici ma sospettati di elusione fiscale, tanto che il Ministero del Lavoro (qui la notizia) ha pensato di ostacolarne ulteriormente l'utilizzo.

Resta certo che solo investimenti concreti in settori innovativi possono riportare in alto l'occupazione italiana. Il nostro paese sembra ancora indietro sui settori di punta del XXI secolo (rinnovabili e digitale), ma qualcosa si muove. Lo vediamo in questo pezzo.

Sicuramente indietro sono le politiche attive per l'incontro domanda/offerta di lavoro. Affidare a Garanzia Giovani, gestita dai Centri per l'Impiego regionali, il compito di dare un lavoro, o comunque un'opportunità, agli inattivi del Paese è stato un fallimento. Primo motivo: alle aziende non interessano persone già "scartate" dal mercato (nemmeno se fortemente incentivate, come abbiamo raccontato qui). Secondo motivo: l'inefficienza dei CPI è proverbiale. Qui, ci siamo chiesti se valga la pena tenerli  ancora aperti. Tanto più che (notizia recente) un algoritmo sviluppato all'Università di Tortonto potrebbe presto mandare in pensione recruiter e addetti alla selezione del personale.

Ma parliamo di chi un lavoro ce l'ha già. Il tema più caldo del momento è lo Smart Working. Imprese e lavoratori sono allettati dalle sue potenzialità, ma ancora non sono d'accordo sul suo significato profondo. Sarà appannaggio delle grandi aziende? O, come ipotizziamo noi, arriverà anche nelle piccole, aggregate in Reti di Impresa?

Servirà ad essere pagati per stare a casa, o a produrre di più, senza orari, in ogni momento della giornata? In questo articolo, un doveroso chiarimento su cosa si intende per Smart Working, tra legge e filosofia.